lunedì 28 marzo 2011

Ittero dell'anima


La miseria, il dolore, l'indignazione e la frustazione delineavano l'unico tracciato emotivo di Zrofu in quei giorni.
Dagli altoparlanti del fiume spento si udivano i soliti richiami all'autocastigo e nessuna delle vie notturne, prive di passaggio pedonale, illuminava il corteo degli immolati. Zrofu era uno di loro.
L'eco degli Inutili e dei divoratori di cervelli era assillannte tanto quanto il capriccio di una moglie incattivita, il lugubre scherno della vita si fece ancora generale dell'Armata delle Locuste.
Non era il caso di perdersi d'animo. Non in quel momento.
Fummo rilasciati agli ultimi sbuffi di sole rosso. Il treno merci in cui avevamo viaggiato non smise comunque il suo viaggio sulle rotaie del cielo.
- Io appuntavo tutto sul mio taccuino. Il mondo appuntava tutto su un touch screen.

Zrofu e gli altri circa due settimane prima avevano vissuto l'overture di quello che sarebbe poi diventato il riff portante di dodici lunghi mesi d'inferno.

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