Sabato sera ero seduto su un divano.
Un divano al centro di un posto buio ed enorme.
Al mio fianco un piccolo pazzo. Anzi due.
Uno piccolo e l'altro grande. Uno basso e l'altro alto. Entrambi molto magri.
Io avevo i chiodi nella schiena.
Siamo stati così un bel po': tutto intorno era confuso, c'era quella musica da giovani che sembra di trovarsi in un'industria metalmeccanica.
Piccole stanze facevano da costole a quella più grande.
Loculi al cui interno c'erano prolungamenti del sangue di qualcuno.
A volte qualcuno espone il proprio sangue.
Qualche volta lo fai anche tu.
Chissà cosa fingevi mentre io ero lì. Chissà quanto di meschino e stomachevole.
Per quando ti ho tenuta la testa giù... non mi perdonerò mai.
Io ti odio ma per ciò che ho fatto non riesco più di tanto.
Non c'è limite alla stupidità. La nostra.
A volte mi sembra di non averti conosciuta mai... a volte mi sembra tu abbia mentito costantemente.
Ma dove finisce tutto? In un buco nero?
Nell'acqua sporca?
Quanto abbiamo speso per ferirci? Quanto...

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